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Galerija Rigo
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2009. spacer Iva Gašparić Žiković
Tomislav Čeranić
Lara Badurina
Maura Rovatti
Media-Scape 2009., Goran Tomčić


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grafike i objekti
Lara Badurina
Nuove serie
Lara Badurina, Nuove serie
3. VII. - 31. VII. 2009.
Galerija Rigo
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Ricreare l'originale II - Nuove serie
Analizzeremo l'opera di Lara Badurina nel contesto di due serie: la prima intitolata Serija (Serie), con una sequela di vasi nati nel 2006, la seconda intitolata Jutarnji list (un quotidiano croato a tiratura nazionale. N.d.t.) e realizzata con fogli di giornale, nata nel 2008. L'intera Serie, in parte esposta in questa mostra, consta di dodici ripetizioni del medesimo procedimento. Ogni ripetizione comprende tre identiche copie di vasi cinesi prodotti in serie che l'artista rompe riducendoli in frammenti che ricompone dando vita a tre forme uniche di vasi cinesi caratterizzati dallo schema grafico caratteristico del metodo di classificazione museale e della tassonomia dei reperti archeologici. La serie Jutarnji list consta di riproduzioni di copertine di giornale in bilico tra il giornalismo d'informazione e la cronaca rosa. Sulla pagina prescelta distingue la parte testuale da quella visuale, distendendo due pagine di giornale una accanto all'altra: sulla prima riproduce soltanto il testo senza fotografie ed illustrazioni; sulla seconda riporta l'immagine in negativo della medesima pagina, stavolta con fotografie ed illustrazioni ma senza testo. L'uso del mezzo espressivo della scultura e della grafica tra le serie dà vita ad una demarcazione formale, non contenutistica, poiché entrambe s'occupano del paradigma della riproducibilità e del significato dell'originale nella produzione d'un oggetto. A fronte della tecnica scultorea invalsa basata sull'atto dello scolpire o del costruire, Lara Badurina si serve della frantumazione e della sottrazione; al posto della tecnica dell'associare differenti elementi grafici, si serve della differenziazione. L'artista, alla base della produzione industriale di serie, riconosce un nichilismo materiale che nella produzione di massa sopprime la particolarità d'un oggetto rispetto ad un altro. Lo stesso accade al testo ed all'immagine, che rappresentano oggetti di produzione di massa. Essi, nel mondo mediatico, sono ridotti a mero strumento per l'espressione del medesimo significato, anche se appartenenti a specie differenti.
L'autrice non trova una risposta direttamente nell'attività artistica, che spesso è inadatta a svolgere il compito della differenziazione tra le cose e copia in modo stilizzato lo status quo esistente, ma equipara la propria produzione manifatturiera con altre forme che utilizzano procedimenti analoghi. Anche se nelle serie anzidette non possiamo completamente trascurare i complessi significanti che alludono ad una serie d'implicazioni socioculturali della mentalità consumistica, del lavoro forzato, della produzione di massa, della manipolazione e della decontestualizzazione, non vorremmo farci imbrigliare troppo dal filo della critica sociale, perché l'autrice stessa dubita del sistema esistente, soprattutto al livello dell'elaborazione concettuale, quando all'opera imponiamo tutta una serie di significati e d'espressioni che non discendono dall'opera stessa, ma dalla sua interpretazione. L’artista col suo work in progress osserva ed annota le differenze tra le cose, il che è possibile ed evidente soltanto con la ripetizione e con il confronto tra oggetti prodotti in serie apparentemente identici. Come materia artistica utilizza esclusivamente cose già esistenti. Anche il motivo chiave per il riciclaggio di cose esistenti non esprime alcun impegno sociale, ma bensì la convinzione che l'artista non può creare dal nulla, cioè aldilà dello spettro delle cose che già esistono. Egli può creare soltanto nuovi contesti nei quali la specificità / l'originalità / l'irripetibilità d'ogni oggetto diventa chiaramente intelligibile. Non si tratta, tuttavia, dell'aurea originale dell'opera d'arte, ma d'un problema linguistico. L'artista, con un intervento plastico, esprime un assunto assurdo: "I vasi identici sono diversi", mentre, con la differenziazione degli oggetti nel giornale, sviluppa la seguente equazione matematica: lingua (A)=immagine(B), il che introduce una nuova equazione lingua=lingua e immagine=immagine. A e B sono insiemi: il valore dell’insieme A lo colleghiamo con valori analoghi nell’insieme B. E così colleghiamo immediatamente l'immagine del bambino col testo: questo è un bambino. Essendo la differenziazione tra le cose dell'insieme A rapportate alle cose dell'insieme B evidentissima, spesso ci sfugge la differenziazione all'interno dell'insieme A o B. Badurina, introducendo nuove equazioni, mostra la logica lineare dei media della carta stampata i quali, in un epoca di rete globale ed informatica, s'attendono equiparazione immediata dell'immagine del bambino soltanto col testo questo è un bambino, ma non con il testo attacco terroristico.
In occasione della realizzazione di progetti che durano nel tempo, per la nostra artista è caratteristico quel modo di operare nel quale si serve di differenti metodi scientifici. Nella serie Souvenirs made in..., che nasce nel 1999 e sviluppa sino ad oggi, con un metodo archeologico molto rigido documenta i rifiuti in alcune zone predefinite delle grandi piazze delle capitali degli stati (ex) socialisti. Com'è evidente dalla datazione dei suoi progetti, Lara Badurina non porta a compimento alcun'opera, perché la sua conclusione causerebbe l'oggettivazione, l'interruzione del processo lavorativo, e la conseguente morte dell'opera. Con un processo lavorativo chiaramente programmato, fa in modo che la serie non perda i suoi contorni formali ed evita l'effrazione del suo libero arbitrio nel processo lavorativo.
Ida Hiršenfelder
 
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